Ma vaffanculo Piero!

Ma vaffanculo Piero! Ma vàcce du’vòrde Pie’! Me lo hanno sempre detto i miei amici. Quelli che non volevano dirmelo per sensibilità, in qualche modo avevano  atteggiamenti di lettura poco attenti, per spingermi verso altri argomenti.

“Sei troppo emotivo – questo, in sintesi quelli che mi volevano far capire – non guardi affatto la realtà. Montefano è un’altra cosa; il giorno che apri gli occhi, ti troverai in paese che non conosci… diverso, sotto la luce reale del sole, meno tipico delle tinte dei colori che vedi per le strade o nei muri vecchi. Perché la maggior parte di questi è roba vecchia, non antica”. 

Mi ci è voluto del tempo per comprendere un messaggio affettuoso e sincero che i miei amici hanno sorridendo leggeri, quando leggono le cronache di Montefano che descrivo per loro e per me. 

Ma la mia vanità avrebbe tenuta nascosta la realtà dei fatti, ancora per molto tempo, se non avessi visto, quello che ho veduto ieri pomeriggio ai giardini pubblici. 

Qualcuno di voi ha già vedute le fotografie che ho postate ieri, da sole, molto eloquenti. In un caldo pomeriggio del primo sabato di giugno, un tesero di forestieri si aggirava per da Vòra, con una cartina in mano ed un fagottino che una anziana signora teneva in mano, finita la perlustrazione del panorama, erano circa le 14,30 non hanno trovato di meglio per consumare il loro piccolo ristoro che un cordoletto malmesso vicino all’area del chiosco chiuso dalla stagione scorso. Tra le foglie secche, le frasche cadute per il temporale di dieci giorni fa, all’ombra dei tigli, nel disordine dei vialetti, senza un bagno pubblico accessibile, in una seduta molto scomoda ai due, del terzetto di persone, molto anziani. 

Per la mia vanità, che vi dicevo sopra, vedendo il quadro, ne ho subito fatta una fotografia da postare, compiacendomi soltanto della cronaca di abbandono che erano riuscito a fare, dalla seduta in cui stavo. 

Meglio di me, per questo vaffanculo ancora Pie’, da un angolo di da Vòra è uscito il vecchio nonagenario Raffae’, che aveva vista e compresa la stessa situazione che avevo vista io. Lui, però, non teneva in mano una macchina fotografica, ma imbracciava un rastrello, con il quale si è messo a fare pulizie attorno al terzetto di forestieri. 

Per questo: vaffanculo Piero! Grazie Raffae’ che mi hai fatto aprire gli occhi, su un’organizzazione di paese, che lascia nell’abbandono in luoghi cari alla memoria e all’orizzonte; insensibile, incurante, ignorante. Vaffanculo Pie’, perché a rimediare con i mezzi e con le forze che ha, ci ha pensato un nonagenario silenzioso. In quei minuti, il solo ad ascoltare il disagio di quei forestieri, per non sapere dove mettere i piedi camminando, le chiappe per sedere, il panino , mangiando. Sfortunato quel paese, i cui governanti, per sordità emotiva, fanno far l’amore con i luoghi della memoria collettivi, ai nonagenari come Raffae’, e poi guarda dall’alto. PMS

Montefano: Il piccolo vicolo dei vicoli, abbandonato alle erbacce.

Con questo articolo, posso dirmi a tutti gli effetti un cronista. Visto che sono venuti a cercarmi, per dirmi di scrivere una onesta e sincera denuncia per una disattenzione della Municipalità di Montefano, faccio il mio dovere di cronista partecipato. C’è a Montefano, sul borgo di levante, di fronte alla chiesetta della Madonna degli Angeli, un grumo di case, piccoli condomini nuovi e datati, in parte vecchie, altre antiche, talune ben rimesse, pitturate, e intonacate, servito da un piccolo incrocio di stretti vicoli a pettine. Sono tre vicoletti perpendicolari alla strada Provinciale, uniti a da un altro vicolo, altrettanto stretto, a monte. Case piccole, ravvicinate, per certi aspetti molto caratteristiche, un angolo di paese dal sapore e dalle forme antiche, che inizia dalla strada con un odore di gelsomino ed i colori dei vasi di fiori, ornati dalla dionne davanti ai propri usci; prossimo alla velocità della Provinciale, ma da cui lo separa una lentezza di tempo, che gli da’ la recondita quotidiana vita che scorre tra interno ed esterno delle abitazioni. 

Sul vicolo, asfaltato alla meglio, però, denunciano i residenti, nei modi civili e riservati che li contraddistinguono, da anni noni viene più tagliata l’erba che cresce sugli spigoli, e sulle fessure della pavimentazione. Rimane soltanto un piccolo sentiero, segnato dai passi della gente, nel mezzo di lati d’erba parietaria, che prova a nascondere il vicolo, come fa, come gli riesce con gli le “bestioline”. L’altezza dei ciuffi, nella stagione della fioritura, arriva alla coscia di un uomo, di tanti censimenti oltre il ginocchio, pari al numero delle volte che questi cittadini montefanesi, dicono di aver chiesto l’intervento degli operai comunali, senza averli mai visti operare, poi, al taglio delle erbacce. 

E vada, di seguito, la spazzatura dei vicoli carente, un punto luce che manca, uno specchio per consentire l’uscita con l’auto sulla Provinciale in sicurezza e piccole altre cose, irrisolte da sempre, ma dell’erba alta, ne sono stanchi. Un lavoro di mezz’ora, sarebbe sufficiente, fra arrivo, taglio e ripartenza degli operai. 

Dovrebbero essere contenti i montefanesi che hanno le vie ben accudite. Del resto probabilmente, tra voi lettori, non tutti sapranno dell’esistenza di questo grumo di case poco frequentati al suo interno, profumato di gelsomino, finché le erbacce glielo consentono. PMS

Avrei preferito che fosse stato un pesce d’aprile

Pensavo ad “un pesce d’aprile”, quando mi è stato detto del vaso di fiori, ciclamini mi pare, infilato nel pertugio del cratere, apertosi nel bel mezzo della struscia laterale dello stop, alla fine di Via Marconi. Ne abbiamo già parlato la settimana scorsa. 
<<Macché pesce d’aprile, è da qualche giorno che sto vaso è stato messo in quel buco…>>, mi dice un amico che abita in zona. 


<<Quindi, l’articolo di cui si è occupato il Caffè, non ha sortito nessun effetto. Eppure ha avuto i suoi buoni centro lettori, che non sono pochi>>, chiedo, sperando che qualche segno di interesse da parte delle autorità ci fosse stato in settimana.

<<Sta tutto lì come è sempre stato, da un mese. Sono venuti tutti, ma non si è mossa una foglia. L’unica novità, il vaso che vedi, messo una notte, da non so chi!>>.

Ad uno sguardo, attraverso la luce che lascia il vaso appoggiato, in quello che ha tutta l’aria, adesso, di essere un porta vasi da arredo urbano, posto sul filo del livello strada, il cratere il ipogeo sottostante, appare ben poca cosa.

”Sòna goggio intorno?”, ho chiesto.

<<Macché>>, è stata la risposta.

<<Ce vorrà ‘na callàrella de robba, per rempìlla, e un quarto d’ora de fatiga…>>, conferma, un altro signore, che si era trovato nei pressi del trespolo ancora in piedi, attorno, adesso, al vaso di ciclamini.


<<Ma allora conviene sondare un poco attorno, rompere un metro quadro di asfalto e vedere che c’è. Se non esiste nessuna voragine, meglio gettare del materiale stabilizzato e chiudere il cantiere stradale>>, dico ragionando con questi signori. 
Ho avuto da parte dei due uomini, sguardi perplessi da entrambi.

Però, il piacere di sentirsi montefansi, è avvalorato da questa vicenda un po’ facezia. L’ironia non manca agli educati montefanesi. Un vaso di fiori al posto di una colata di cemento per ‘tappare la voragine’ è un’idea fantastica, da guardare con interesse.  

Se non fosse stato per il lungo mese trascorso dalla segnalazione del pertugio stradale e della posa in opera della protezione transennata, la mia fiducia viziata del realismo magico dei montefanesi, mi avrebbe fatto pensare, “Che a Montefano, dai buchi misteriosi, nascano sempre fiori e piante colorate”, ma oggi è il primo di aprile”. PMS

Per pensilina il tetto di Ponzio Pilato

Serio: ho sempre rispettato e rispetto il lavoro di chiunque presti la sua opera volontariamente verso gli altri. Quindi non è intenzione del Caffè, denigrare il buon lavoro del presepio vivente di Montefano.
Faceto: Come è possibile, che a tre mesi dalla fine delle rappresentazioni della natività, organizzata con grande successo di pubblico, il tetto in legno del palazzo di Ponzio Pilato, sia ancora posta in opera, sopra l’angolo dell’ingresso del Municipio di piazzale Corridoni?
Il Caffè non vuol credere, che la costruzione di legno, oramai persa la dignità di palazzo del governatore romano di Gerusalemme, sia una richiesta dei dipendenti comunali, per non bagnarsi nelle giornate di poggia, entrando in Comune.

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La costruzione realizzata per ricreare l’ambiente del presepio vivente, tolto l’arredo che ne faceva un palazzo con i drappi di stoffa damascata che scendevano a terra, dove Ponzio Pilato si lava le mani del destino di Gesù Cristo, oggi assomiglia ad una scarna pensilina di legno compensato, ancorata a due muri di spigolo, di poco sopra l’altezza della porta. Così rimasta la costruzione dall’aria di un impalcato, cozza con la struttura architettonica del Municipio. Senza nessuna ragione architettonica e nemmeno edile, nella sembianza di una forma, nata per rimanere nascosta ed invisibile, dietro ai drappi di stoffa e alla cartapesta dell’allestimento, appare indifesa nel testimoniare una funzione che non ha.
Il Caffè non vuole credere che i volontari non abbiano avuto tempo o modo per smontare la pensilina: nei giorni successivi, sono stati celeri, ordinati ed encomiabili nel ripristinare vie e piazze, dopo la rappresentazione del presepio. Altri luoghi erano stati invasi da maggiori allestimenti, rispetto di piazzale Corridoni. Soltanto sopra la scala dell’ingresso del Municipio, di fronte al bell’arco del Palazzo Comunale del XIV secolo, che poi la guarda, oramai sono tre mesi, da un’affaccio fiorito ed elegante, la pensilina è rimasta, seppure orfana dell’intero costrutto del governatorato romano in terra di Gerusalemme.

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Una pensilina di solito non fa volume edile; il Comune lo sa benissimo. A meno che, l’uso non la configura come una costruzione vera e propria. Costruzione vera e propria lo è stata per il tempo della rappresentazione del presepio vivente, e ne aveva motivo, ma ora, perché lasciarla, senza motivo architettonico, così incongruente con quanto c’è attorno?
Ma poi, usufruire forzosamente, anche soltanto per coprirsi dalla pioggia, dei resti architettonici del palazzo di Ponzio Pilato, con tutto quello ci hanno insegnato al catechismo sul governatore romano della Giudea, per un’Amministrazione Pubblica, non è opportuno. Ponzio Pilato, di fronte a Gesù, come hanno scritto gli evangelisti, non decise, con la pensilina del suo palazzi, si troverebbe per una seconda volta, suo malgrado, a non scegliere non scegliere. Ma se la pensilina di oggi, fosse stata il tetto del palazzo di Erode, non cambia l’incongruenza. PMS.

Il trespolo stradale di tre settimane

Un’amico montefanese, ha chiesto al Caffè di parlare del problema viario, che da quasi tre settimane, intralcia il traffico in un punto del paese, senza che ci siano segni di soluzione o intervento delle Amministrazioni Pubbliche competenti sulle due strade in aderenza per alcuni metri, sul quale insiste questo impiccio.
Da tre settimane, infatti, campeggia un recinto squadrato da paletti e segnali, costruito sul posto, nella posizione in cui Via Marconi si innesta sulla strada Provinciale. Sulla sollecitazione di un cittadino, la segnalazione è stata posta in essere dagli operai comunali, appena si sono resi conto che il buco sul manto stradale era l’apertura superficiale di una voragine nel sottosuolo (al momento non se ne conosce le dimensioni). Probabilmente, per perdite della rete fognaria, i liquami e le acque reflue, fuoriuscite dal condotto, con il tempo hanno drenato via il riempimento della sezione di interramento. Evidenziato in tempi rapidi il problema della voragine, però, si lamentano molto cittadini, passate circa tre settimane, il baldacchino è ancora lì senza che nessuno abbia provveduto ad un intervento risolutivo.

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Ultimamente è passato anche un tecnico dell’ANAS, dice un testimone, che ha visto la sostituzione; come prima il Comune di Montefano. Ma il trespolo non è stato rimosso. Assomiglia a quei trespoli fissi nel mezzo degli incroci stradali di città, dall’alto dei quali i vigili urbani, dirigevano il traffico degli autoveicoli. In effetti da tre settimane, sia di giorno sia di notte, il trespolo, suo malgrado, è questo che fa maldestramente, però. Obbliga gli automobilisti che scendono da Via Marconi a rasentare la schiera di case sulla destra ed impedisce una visuale completa sulla strada provinciale.
Gli educati cittadini montefanesi, chiedono che si faccia qualcosa: una volta chiarita l’entità e la causa della voragine, siano fatti quanto prima gli interventi di messa in sicurezza e ripristino della superficie stradale.
Nessuno vuole che siano eseguiti lavori in fretta e senza le dovute indagini – l’esperienza dimostra che una voragine nel terreno non va sottovaluta – ma neppure che ci sia un continuo rimbalzo di competenze, tra Comune e Provincia, per l’esecuzione dell’intervento necessario. PMS

Al Centro Studi Biblici “Il genere di Dio”

Selene Zorzi, teologa, filosofa e docente universitaria, sarà domani mattina alle10 al Centro Studi Biblici di Montefano, per presentare il suo ultimo libro “Il Genere di Dio”. Interessante iniziativa, curata da Padre Alberto Maggi e Padre Ricardo Perez Marquez, che ha il merito – se mai ci fosse ancora bisogno di attestare stima al Centro Biblico – di affrontare un tema molto attuale: il Gender. 

Selene Zorzi, autrice del libro, si occupa da anni della tematica del gender ed è autrice di numerose pubblicazioni che affrontano, sotto vari punti di vista l’argomento che in questi ultimi anni è stato al centro di varie discussioni teologiche, politiche e sociali.

Il Gender è diventato quasi senza preavviso di publica attualità nel nostro Paese, grazie al dibattito sulla legge Cirinnà a proposito delle Unioni Civili. 

Basterebbe il sottolito del libro che verrà presentato domani alla sala conferenze del Centro, per decidere di andarci, ma per quanti non avessero avuto modo di leggerela, l’occasione è davvero imperdibile. 

Nel dibattito sul Genere, la Chiesa e la Teologia si sono trovate spesso, soprattutto nelle approssimazioni del linguaggio mediatico, arroccate su posizioni difensive, qualche volta fino alla sordità e al completo fraintendimento. Mentre nel frattempo la società multiculturale evolve rapidamente, ponendoci, come scrive l’autrice del libro, di fronte a domande che richiedono comunque una risposta. E questa, è la prima parte del libro, con la quale la teologa illustra la questione nei suoi caratteri generali.

Si avrà modo, inoltre, di conoscere anche la parte propriamente teologica del libro di Selene Zorzi, nella quale l’autrice affronta centrali questioni antropologiche, cristologiche (l’essere creato dell’uomo “a immagine e somiglianza” di Dio; la maschilità di Gesù). Ci sono passaggi nel libro “Il Genere di Dio”, scritti attraverso pagine molto intense di analisi dei testi sacri, riguardo le interpretazioni teologiche che vedono nell’uomo maschio il modello privilegiato dell’umanità.

Il libro di Selene Zorzi, nella sua attualità, affronta anche il tema di Genere visto come confronto tra Chiesa Cattolica e mondo moderno. Sarà interessante qui ascoltare l’autrice sulla portata del dialogo aperto da Papa Francesco. 

L’autorevole lavoro del Centro Studi Biblici di Montefano, nella sua lunga attività di ricerca, pubblicazioni, divulgazione dei Testi Sacri, interpretazione dei Vangeli, con la presentazione del libro “Il genere di Dio”, apporta un’altro interessante contributo rivolto alla curiosità della conoscenza. PMS.

 
 

I numeri del terremoto a Montefano

Con la delicatezza del caso e senza fini polemici, grande rispetto per l’operato del Comune di Montefano, del Gruppo di Protezione Civile locale e dei tanti volontari che si sono adoperati per il meglio, dall’informazione Istituzionale, un rapido e sintetico punto sul terremoto. Dopo l’emergenza affrontata tempestivamente e con abnegazione da Comune e Protezione Civile, (nelle ore del terremoto è stata affrontata la questione Casa di Riposo e sistemazione degli sfollati) la gestione del post terremoto è sempre molto complicata ed i lega riva per tutti. Infatti ad oggi, anche sfogliando l’ultimo numero del periodico Istituzionale “Comune di Montefano” di dicembre, mancano i numeri del terremoto per quanto riguarda Montefano. A parte la paura e l’angoscia procurata nella popolazione per la serie di infinite repliche, il terremoto anche a Montefano a creato sfollati. Tutti lo sanno, tutti ne parlano, ma non abbiamo trovato la consistenza del numero di quanti hanno avuto bisogno di abbandonare la propria abitazione, dichiarata inagibile.

Probabilmente i numeri sono a conoscenza delle Istituzioni e della Protezione Civile, le quali operando con attenzione, tra loro e le sedi operative provinciale e regionali, monitorano la situazione. 

Ad oggi le persone sfollate sono 96, ospitate in strutture alberghiere e camping; 26 che invece hanno chiesto l’autonomia sistemazione presso alloggi presi da questi in affitto o avuto a disposizione. Di queste persone, i cui numeri tra soggiorno alberghiero e autonoma sistemazione sono fluttuanti con il passare del tempo, in quanto passano dalla prima alla seconda sistemazione; di queste, si diceva, che l’unico condominio interessato, è quello dell’edificio B delle Case Popolari, con i 16 appartamenti divisi tra le due scale. Mentre il resto delle abitazioni inagibili, riguarda case singole, ubicate sia nel centro storico, in periferia ed in campagna, tutte o quasi costruzioni vecchie. Molte di queste persone appartengono a famiglie extracomunitarie, in maniera minore famiglie italiane. 

Il contributo per l’autonomia sistemazione è così suddiviso: 

400€ per persona singola; 500€ per due persone; 700€ per tre persone; 800€ per quattro persone; 900€ per nuclei familiari con più di cinque persone. È inutile dire che per tutte le abitazioni dichiarate inagibili è stata eseguito un sopralluogo da organismi pubblici che ne hanno certificato lo stato di pericolo.

Per la gestione dei danni minori subiti dalle case, c’è la compilazione della famosa scheda FAST, di cui i cittadini sono stati tempestivamente informati. In un primo tempo sembrava che sarebbero stati gli organismi comunali a doverle le redarre, mentre si va concretizzando un’altra possibilità, da tecnici esterni alla struttura comunale.

Concludiamo questa rapida informazione, rinnovando la fiducia nell’operato del Comune e del Gruppo di Protezione Civile di Montefano, che hanno ben fatto e sono oramai in grado, per esperienza acquisita, di gestire la situazione. PMS

La Mediateca UBU si è persa per una strada diritta?

Il Caffè chiude quest’anno editoriale, povero di articoli, con un appello. Nessuno ce lo ha chiesto di fare per pudore e correttezza, ma il giornale, sente, comunque di farlo. Nulla di eclatante, né di essenziale, tantomeno interessante per la gran parte dei montefanesi, s’immagina.

Sono mesi che con pudore, semplicità, nemmeno tanta insistenza, alcune brave e soprattutto volenterose persone, se non lo dicono apertamente, lo accennano con gli occhi, sono preccuoate del futuro della Mediateca UBU di Montefano. Anzi, la struttura che, se non sbaglio, in quest’anno, avrebbe dovuto ricordare i dieci anni dalla creazione, sta vivendo un periodo senza passato e soprattutto, privo di futuro. Sono circa più di sei mesi del 2016, che la Mediateca, praticamente, non ha più sede operativa ed il patrimonio multimediale costruito nel tempo, sparso per locali o impacchettato. Da quando, per motivo dei lavori di ristrutturazione dello stabile di Via della Vittoria, si sono trasferiti, non hanno di fatto mai più avuta una sede. Infatti, il trasferimento concordato verso un’ala del piano terra delle vecchia scuola elementare, a tutto oggi, non è stato perfezionato dalle parti in causa. L’attuale proprietario dello stabile, ha delle riserve sull’eventuale affitto da concordare con l’Associazione UBU, a seguito delle quali, seppure con un beneplacito, la stessa Ubu, è impedita per stipulare i contratti di forniture elettriche, telefoniche e gas. Sicché a trasferimento avvenuto, la Mediateca si è fermata per strada. I centro metri necessari per traslocare dallo stabile di Via della Vittoria a quello delle vecchie scuole, di fatto si sono rivelati chilometri e chilometri di strade impervie e interminabili.

Le difficoltà di tutti sono molte; il periodo di crisi, c’è; a nessuno si chiedono miracoli. Soltanto per rispetto di questa struttura, che in dieci anni d’attività ha dato molto a Montefano, si chiede, a chi possa darne, maggiore attenzione, e se possibile, di farsi parte diligente, per condurre a destinazione il viaggio di trasferimento della Mediateca UBU, fino a tempi migliori. Per ora, una targa in carta, indica la presenza delle Mediateca, all’interno dei locali delle vecchia scuola elementare, ma pare che l’uscita risulti sempre chiuso. C’è un pericolo che finisca tutto nell’oblio. PMS

… Perché non cedere i giardini da Vòra?

Il Caffè di oggi, vuole proporre ai suoi lettori un’idea balzana per da Vòra. Finora mai espressa dalla redazione di questo giornale con chiunque.

Oramai tutti sanno che da domenica sera 18 settembre, il chiosco dei giardini chiuderà definitivamente la sua attività. A quanto pare non ci sono margini per una riapertura nella prossima primavera. 

Più volte il Caffè si è occupato della questione, facendo notare che per il decoro del luogo, piuttosto che una scelta esclusivamente economica (come quella percorso dal Comune, senza sottovalutando i risultati), sia auspicabile un coinvolgimento Pubblico, da affiancare al privato. Necessario al punto, per adeguare le aspettative dei cittadini e dei turisti, attirati su questo affaccio naturale dall’amenità della veduta. 

Qualora non avvenga, nonostante i continui appelli di tanti cittadini montefanesi, preoccupati della disattenzione con la quale la parte dei giochi e dei vialetti si presenta, il Caffè ha la balzana idea di proporre il passaggio dell’intera area dei giardini pubblici, sotto la tutela e la cura del Convento dei Servi di Maria. Una cessione di scopo, con la quale, i frati si impegnerebbero a consentire l’accesso pubblico a da Vòra, in cambio, da parte loro di usare i giardini per le attività culturali, di cui hanno dimostrato ampiamente di saper ben programmare e gestire, con indubbio vantaggio per la popolazione. Un parco all’altezza degli altri parchi civici di paesi e cittadine.

Un accorpamento al patio ed al cortile del convento sarebbe possibile ed auspicabile, in primo luogo per dare al Centro Studi una più ampia zona di rispetto e spazi per la meditazione, oltre che arricchire le numerose attività estive; in secondo, per avere in questo modo i giardini in ordine, adatti ad accogliere lo svago della gente nei modi che crede. Via Sant’Antonio che ora passa tra il muro dei Servi ed i Giardini, non verrebbe chiusa, in quanto da un accorpamento di da Vòra al  cortile del Convento, si potrebbe liberare uno spazio a valle, dove far scorrere la via: inizierebbe a livello delle chiesa di Sant’Antonio, con una curva a destra, passare parallela a livello dell’attuale recinzione della scarpata; e riportarsi sul vecchio percorso con una svolta a sinistra, in corrispondenza della fine del rettilineo. Per la vista del panorama, i giardini così posti potrebbero essere rialzati di livello, avendo così sull’orizzonte, una lunga terrazza, tale da consentire perfino la veduta oltre le punte delle chiome dei cipressi e dei lecci.   L’attuale chiosco potrebbe rimanere autonomo e servire ugualmente i fruitori dei giardini pubblici. 

Una soluzione così balzana, avrebbe il merito, qualora lo avesse, di riportare da Vòra, al centro della cultura montefanese. PMS


Le stesse emozioni da un luogo 

Da due giovani ventenni di Montefano, si apprende con piacere che anche per la loro generazione, lontana quasi un anno luce dai fasti e dalla chimere dei giardini pubblici, da Vòra è un luogo incantevole. ”Straordinario per panorama, dilettevole per passarci il tempo libero…”, hanno detto, “tanto da avercelo pulito da soli anche più di una volta”. Da loro, noi di una certa generazione ci saremmo aspettati altri riferimenti per lo svago, invece questa puntualizzazione su da Vòra, è molto indicativa, non perché due età molto lontane, padri e figli, s’attendano le stesse emozioni da un luogo, bensì per loro preoccupazione sul decoro dei giardini.

Parlando sabato scorso all’ombra dei tigli, io seduto su di una panchina, i due ragazzi sul muretto dell’aiuola di fronte, ci siamo chiesti con diverse parole, cosa diventeranno i giardini, una volta che il chiosco chiuderà per la pausa autunno/inverno. 

La stessa considerazione fatta con i due ventenni, mi è capitato di ripeterla spontaneamente ieri mattina, con un signore molto più anziano di loro, a passeggio con il nipotino per i vialetti impolverati di da Vòra. Ci vorrebbe questo, quell’altro, una manutenzione delle parti in laterizio cadenti, una ghiaitura dei vialetti, rifinitura dei muretti e dei cordoli, potatura delle porzioni arboree della bella scarpata che introduce al panorama. 

Prima dei due giovani e del signore in età, avevo percipito la stessa preoccupazione, in numerose persone che tra luglio io ed agosto, nelle pause della settimana biblica presso il Centro Studi del convento dei Servi, passeggiavano a coppie o si trovavano a discutere dei passi del Vangelo, seduti sulle panchine all’ombra dei tigli, mentre altri camminando ragionavano, con proprio malgrado con le scarpe completamente imbiancate e le sedute assediate dall’incuria. 

Da Vòra deve vivere anche indipendentemente dal bel chiosco che occupa una porzione minima dell’intera area dei giardini. Un polmone d’aria e di emozione; uno spazio verde e di ricreazione; uno luogo civico, questo è da Vòra. Tocca tornare su argomenti già trattati in passato da questo Caffè, ma c’è bisogno di ribadire che da Vòra, quale patrimonio culturale e ambientale di Montefano, deve vivere della cura Istituzionale e Municipale. Anche gli amministratori pubblici avranno voglia di leggersi un giornale od un libro sotto l’ombra dei tigli, oppure farsi una passeggiata tra i vialetti. Molti dei questi amministratori di oggi, hanno passati anni, credo importanti, del loro passato di vardàsci da Vòra, per disinteressarsene. Forse è solo una dimenticanza. Ma attenzione, la semplice dimenticanza per i turisti non esiste:  nel loro vocabolario c’è soltanto, cura o incuria dei luoghi. PMS