Montefiore nell’agenda delle elezioni amministrative?

Con le due candidate alla carica di Sindaco del Comune di Montefano, l’una di nascita, con gli oggettivi ed i forti legami di Anastasia Accattoli; l’altra, Angela Barbieri che ricopre da tantissimi anni, come funzionrio a capo di importanti Servizi Municupali di Recanati; la questione della Frazione di Montefiore, potrebbe avere uno sviluppo favorevole ai residenti attorno al famoso quanto dimeticato castello e torre.

Entrambe posso vantare, a diverso titolo, sia la conoscenza del territorio che delle problematiche oramai quasi secolari della Frazione così vicina ed importante per Montefano, ma lontana, come denunciano i suoi abitanti sulla stampa, non solo in termini di distanza chilometrica, quanto di politiche, dal centro all’estrema periferia.

La maturità dei tempi con le due candidate Sindaco di Montefano, potrebbe riavvicinare i due Comuni, dopo alcune incomprensioni, dalle quali, una su tutte, il distacco dei distretti scolastici con l’accorpamento di Montefano ad Appignano.

Certo che una sensibilità, se presente, come ci auguriamo, della futura Sindaca montefanese, dovrà avere, da parte recanatese eguale attenzione verso la storica questione di Montefiore.

Di fatto, la contiguità urbana, è soltanto il tratto architettonico dei legami parenterali, delle attività commerciali ed economiche fra le due comunità, nati nei secoli. Ora, lo sviluppo di interessanti filiere agroalimentari, unite alle storiche relazioni socio economiche, come traino al turismo, possono avere per le due comunità, motivo di accurata riflessione. L’opportunità della campagna elettorale in entrambi i Municipi, lavorando come volano di idee, stimolo e freschezza di volontà, è il tavolo ideale per avviare il dibattito necessario. Gli orizzonti delle nuove amministrazioni pubbliche, sempre più spesso, rivolgendosi a trovare sinergie in grado di sopperire agli organici e dove possibile a mettere in comune risorse per progetti, comprendono il bisogno di pensare insieme ad altre, soluzioni capaci di incontrare l’interesse reciproco. In questo modo, molte delle difficoltà logistiche della Frazione di Montefiore, proprio grazie alle possibilità messe a disposizione dagli strumenti tecnologici ed informatici, nonché alla prossimità territoriale, potrebbero avere una opportunità di soluzione. La messa in rete di alcuni Servizi, la distribuzione di stampati, e soprattutto il Servizio di Nettezza Urbana, RSU es Igiene Urbana, pensati in un’area più vasta di quelle dei due singoli territori, adeguatamente organizzati in comune, potrebbe essere di vantaggio per entrambe le Comunità.

Dei benefici sul turismo se ne è parlato tanto in passato per valorizzare mutualmente i luoghi, ma poco si è poi fatto. Opportunità ne verrebbero anche per l’offerta socio culturale. Delle Scuole si è detto sopra e penso che ci sia una convergenza nella necessità di un ripensamento rispetto a quanto fatto negli ultimi anni.

Pensare alle opportunità in questo periodo di idee nuove, sarebbe stimolante per un dibattito a tutto tondo, su di progetto territoriale. Ma altro ci sarebbe ancora, oltre questa riflessione Pasquale. PmS

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L’autocensura forse impera

Mi pare necessario tornare sul tema del Commissariamento del nostro Comune, per sottolinearne gli aspetti di autocensura che sta promuovendo, probabilmente suo malgrado. La priorità ad una certa equidistanza (da che poi non si sa, vista la situazione di Montefano, ndr), mandato a cui si deve attenere l’Istituto del Commissario Prefettizio, si è tradotta nei fatti e nelle circostanze della quotidianità, in un impoverimento delle istanze che abbiano la propria augurabile origine, dalla politica. Per spiegare meglio un argomento al quale, me per primo, nel marzo non si è data la giusta prospettiva, basti pensare che non c’è la disponibilità di nessun locale pubblico dove poter organizzare assemblee ed incontri fra liveri cittadini, su temi di cui si possa pensare ad una qualche matrice politica. Semplificando ancora: indire un’assemblea pubblica, parlando di storia contemporanea, per esempio della Resistenza, del movimento partigiano, o di qualsiasi altro argomento cogente, di cui l’opinione pubblica sia legittimamente divisa, non trova ospitalità nei locali Municipali.

In passate occasioni, si è capovolta la reciprocità secolare dell’ospitalità montefanese nei confronti della vicina e prossima Montefiore, trovando accoglienza per assemblee, in locali privati della frazione recanatese. 

Questa situazione, aggiunta alle altre di cui abbiamo già parlato sul Caffè, sta provocando, anche fra le persone dalle menti libertarie, una sorta di autocensura, che mina le basi, qualora ne avessimo mai avute, della coscienza civile e politica del paese. Pericolosa al punto da poter caratterizzare la scelta e la programmazione delle future Amministrazioni Locali. Perdendoci dalla “via della sana matrice politica”, pensando che basti ragionare bene in termini di efficacia ed economicità, i problemi si risolvano tutti; in realtà, stiamo autocensurando uno dei più bei liberi arbitri consegnati dal pensiero civile e democratico. 

Quando nel marzo scorso si pensava che i mesi di Commissariamento fossero di buon effetto e necessari, lo sbaglio che abbiamo fatto in molti, e stato di non vederne tutti i risvolti e gli scenari, che fossero diversi dalla “Ordinaria Amministrazione”, della Cosa Pubblica. Ora, il Commissario facendo bene l’Amministrazione Ordinaria del Comune, con attenzione ad essa, ha bisogno, nell’assenza di un controllo politico e amministrativo (in situazione di normalità, il Consiglio Comunale, ndr), che siano meno possibile le occasioni di scelta. Sollevare sopra l’alea della scelta anche i locali Municipali, dove si potrebbe discutere dei dibattiti storico-sociali della contemporaneità, una delle tante vittime designate dalle circostanze. 

Comunque, nell’autocensura siamo in buona compagnia, non è solo di Montefano: pensate a quanto sta succedendo ora in Venezuela. La maggior parte degli italiani, probabilmente è contro Maduro, ne fa una questione di democrazia. Ma nella questione, poco si sente parlare, se non nelle rivestite e negli studi specializzati (fra i migliori, quello del professor Carotenuto dell’Università di Macerata) del fenomeno che dura da anni, dell’emigrazione clandestina dei venezuelani in Colombia. La frontiera fra i due paesi è molto fluida, e si contano già un milione di profughi in Colombia, da circa cinque anni a questa parte. Centinaia di migliaia ogni anno, ma senza la parossistica reazione che si sta vivendo qui in Italia. Anche questo è un fenomeno di autocensura.

Stiamo quindi attenti a non autocensurandoci ulteriormente.  

La rigenerazione sociale gioca a pallone

Nel difficile momento che sta attraversando Montefano per un commissariamento del Comune che dura dal marzo dello scorso anno, e terminerà con le elezioni amministrative di maggio, pur nel buon governo del Commissario, i segni dell’assenza politica hanno lasciato non poche e negative tracce nel tessuto sociale del paese.

La mancanza di riferimenti e interlocutori capaci di elaborare le istanze per darne risposte mediate dalla sensibilità amministrativa eletta, crea dei vuoti non solo amministrativi e tecnici, ma d’identità di un intero paese. Si potrebbe dire che in un anno e mezzo, molto del nostro “campanile” si è fatto nel migliore dei casi, latente, se non altrimenti perso.

Molto hanno fatto, per sopperire a questa oggettiva percezione diffusa fra i montefanesi, le Associazioni ricreative e sportive presenti in paese. Fra tutte loro, però, chi ha saputo meglio interpretare un ruolo fattivamente suppletivo nell’identificazione e appartenenza ad un “campanile”, senza tuttavia scendere nella esclusione, è stata senz’altro la S.S.D Montefano Calcio: i “Viola” per tutto il paese.

La società sportiva che dal 1972 regge le sorti del Calcio giocato a Montefano, dall’anno scorso è passata da essere soltanto punto di riferimento per gli appassionati, per diventare con i brillanti successi del 2018 ed al bel campionato di quest’anno in Eccellenza Marche, luogo e spazi di aggregazione e identificazione per l’intero paese. Maturando negli anni, la Società, grazie ai suoi dirigenti, cresciuti per molti di loro, insieme ad essa, condividendone i risultati nelle diverse annate sportive, è risuscita a produrre un clima ed un’atmosfera attorno al Calcio, che si ripromette, mantenendo con tenacia gli impegni, come una grande famiglia, guidata da buoni genitori. Lo spazio che è stato dato ad una mentalità innovativa e giovane nell’organizzazione delle attività, suddivise per fasce d’età e campionati, nel tempo ha fruttato una classe dirigente formata da “galantuomini”, un vivaio notevole, ed una diffusa e allargata partecipazione di cittadini alle vicende delle squadre. Attorno al movimento calcistico indotto dalla S.S.D Montefano, circolano circa 120 atleti, compresa una realtà sportiva calcistica come l’Accademia Calcio, che nata indipendente, negli anni ha unite sinergie e giocatori con la Società maggiore. E non mancano rapporti sportivi con le cittadine dei dintorni.

Per un piccolo paese di 3500 abitanti non è poca cosa la realtà sportivo-agonistica messa in piedi, con una precisa strategia e fini educativi per i più piccoli. Il rapporto umano è tale che si è venuto man mano formando una familiarità tra squadre e pubblico, per la quale oggi corrono alla stadio e nei campi di gioco, famiglie e cittadini che prima vedendo il calcio sotto una certa spocchia snob. Non è soltanto merito dei successi sportivi in campo (indubbiamente il Campionato in Eccellenza è un vanto per Montefano), con le diverse squadre, quanto del ruolo autorevole di tutta l’organizzazioone di donne e uomini della Società che stanno interpretando al meglio e con giusta autorevolezza. Del resto la qualità del “progetto” Montefano nel calcio, gli viene riconosciuto oggettivamente per la realtà sportiva che rappresenta, ma per l’affidabilità della sua giovane ed illuminata dirigenza.

Nella squadra Viola, si sta convogliando, per mantenersi caldo e amichevole, tutto il sano spirito del “campanile montefanse”, offrendo domeniche al campo, dove sono presenti intere famiglie attirate dal clima sereno con il quale si assiste alle partite. Non appartenendo mai alla cultura calcistica montefanese, l’accanimento per i risultati ottenuti ad ogni costo, privilegio di poche società sportive negli stessi livelli, lo spazio creato è in grado di sopperire alla mancanza di identificazione, con un’idea di paese condivisa per molti cittadini. Lo stadio montefanese, così ben partecipato come ci siamo abituati a vedere, sta diventando una vera e propria rigenerazione sociale, senza pericolo di facile retorica. PmS

I bisogni

Per lavoro mi trovo spesso di fronte ai bisogni della gente. Sopratutto anziani, di poca dimestichezza con quei mezzi digitali, che invece stanno diventando il traguardo di molte, se non tutte le Amministrazioni Locali dei Servizi alla Persona e della Sanità. 

Non manca giorno che alcuni servizi siano spostati dallo sportello con personale, ad un’interfaccia digitale raggiungibile via web, attraverso  strumenti come smartphone, computer, ecc. Non è facile per i più anziani provvedere alla propria quotidianità in termini di salute e altri servizi, se non si un mezzo meccanico con il quale raggiungere quei luoghi dove ancora gli sportelli hanno personale dietro il banco.

Mi chiedo per loro e tanti altri che vivono situazioni di disagio, che non elenco per non tediare i lettori -ma ognuno sarà in grado di farne una propria lista- , per questi, si pensa nella redazione dei programmi elettorali, che verranno poi sottoposti al giudizio dei cittadini, chiamati al voto il prossimo fine maggio? Per esperienza si sorvola, nel particolare, per riservare alla questione dei passaggi dove si dichiara di voler ampliare i servizi. 

Ma il bisogno negli anni aumenta in modo esponenziale, al punto che per non eluderli, occorre conoscerli bene prevederli per quanto possibile. In termini di bisogni sociali, tener conto che la situazione negli ultimi decenni, ha affievolito l’aiuto da sempre esercitato dalle relazione parenterali, per il venir meno di queste, laddove il nucleo familiare non è mai esistito, si è estinto o è tallente labile da non potere essere di contributo alla soluzione dei bisogni. 

Persone sole, anziane, con poche risorse economiche, vivono la condizione, se in situazione di bisogno, di rimanere abbandonate a se stesse, qualora la rete predisposta dal Comune, non funzioni o sia inadeguata. Con gli anni, le caratteristiche del settore dei Servizi Sociali, appannaggio delle cittadine medio piccole, si stanno rendendo necessarie anche nei piccoli centri come Montefano, per i motivi sopra detti. 

Il pudore che c’era una volta nel chiedere aiuto al Comune da parte dei cittadini, per la trasformazione del tessuto sociale, verrà sempre meno, sopraggiungendo i bisogni di persone che di fatto sono sole. 

Ci vuole una riflessione profonda da parte del “Governo della Città” che in questi mesi va prendendo forma. La vicenda del CSA (ex distretto sanitario) è emblematica per parte di quanto esposto. C’è stata la società civile, cosiddetta, dietro la quale liberi cittadini e e cittadini, hanno esposto il loro dissenso per il disservizio che se ne ha dalla soppressione di un giorno di sportello e prelievo: lo hanno fatto nel modo oggi più diretto, scrivendo posto su Fb; mentre la politica passata e da divenire, e le Istituzioni, sono rimaste in silenzio. Non c’è bisogno di mediazione in questi frangenti; la conoscenza della questione potrebbe essere piuttosto facile: risparmi da parte della ASUR, che dice di avere comunque dato, aggiungendo la figura del Fisiatra per qualche ora al mese, magari; ma in contemporanea, non prevista più la presenza del Dentista.

La società civile c’è a Montefano, ha voglia di manifestare e far conoscere le esigenze per una dimensione più giusta ed è capace di sintesi e moderatezza. 

Speriamo che i programmi elettorali siano in grado di recepire e sviluppare secondo la buona politica. PmS

L’estinzione funzionale degli insetti, ci insegna qualcosa

Grazie alla passeggiata in bicicletta del professor Boye Riis, mi sono reso conto di come una qualità umana vada scomparendo. Si tratta in realtà di una scomparsa, simile alla constatazione del professore, quando si è reso conto che nessun insetto gli era finito in bocca, correndo con la bicicletta in pieno estate. Boye Riis si ricordava che da bambino, andare in bicicletta in estate voleva dire trovarsi sempre insetti in bocca. Ed in macchina erano centinaia gli insetti morti sul parabrezza. La prima conclusione che fa il professore, nell’articolo di “Interazione” dell’11 gennaio scorso, da cui ho tratto questo stralcio, riguarda la sua preoccupazione per Las comparsa degli insetti: “Gli insetti sono gli indispensabile impollinatori e riciclatori degli ecosistemi, e sono alla base delle catene alimentari dovunque”.

Gli insetti sono diminuiti, riportano alcuni studi, più del 80% negli ultime trenta anni. Con loro sono diminuite specie di uccelli e altre animali. Perché come viene riportato nell’articolo un studio scientifico: “… che gli insetti sono il classico esempio dell’importanza dell’ordinario, per la conservazione non soltanto degli ecosistemi fondamentali, ma perfino, a causa delle conseguenze a cascata, per il sostentamento della civiltà”. Il punto in cui l’articolo di Internazionale diventa ancora più interessante, è quando si parla di “estinzione funzionale” di insetti, altre specie di animali e piante. “Gli animali e le piante funzionalmente estinti sono presenti nell’ecosistema, ma non sono più abbastanza da influire sul suo funzionamento. Non si stratta dell’estinzione di una specie, ma di tutte le interazioni che quella specie aveva con l’ambiente: dispersione dei semi, impollinazione, predazione ed altre. Più interazioni si perdono, più un ecosistema diventa caotico”. 

Alla preoccupazione del professor Boye Riis, per la scomparsa degli insetti, leggendo l’interessante articolo, segue la mia constatazione, che, come l’importanza degli insetti sia alla base degli ecosistemi e più lontano dell’organizzazione della civiltà, la scomparsa del dibattito civile ha la stessa mortalità registrata dagli etologi nei loro studi. 

La coscienza civile di un popolo, nella discussione che si sta facendo in questi giorni sui temi dell’accoglienza dei profughi, prolifera su sentimenti ridotti all’osso. Sono idee politiche approcci che non hanno più la molteplicità della cultura civile che si aveva trentant’anni fa.  La riduzione dello spazio di dibattito civile, si misura almeno quanto quella dell’importanza dell’ordinario rappresentata dagli insetti negli ecosistemi. Se si pensa che quest’ultima, come è stato detto, si è ridotta del 60 % circa, analoga se non peggiore sorte è toccata al pensiero civile di un popolo. O meglio, dei suoi rappresentati attuali, dai quali, per la loro voce alta e potente, con molta semplicità, privano dei diritti i profughi, usandoli per merce di scambio per operazioni politiche di basso cabotaggio. 

Non hanno voce, viene negata la possibilità di averne con l’accusa di nemici della Patria, a tutte quelle sensibilità intellettuali e della società civile e politica. Né queste hanno abbastanza forza per condizionare il dibattito in quanto soggette ad una sorta di “estinzione funzionale”. Ci sono, protestano e testimoniano, ma per mancanza di interazioni importanti, queste non riescono a modellare il dibattito sui argomenti di civiltà e conoscenza di altre esperienze nazionali, ben organizzate da tempo per affrontare il fenomeno dei profughi e dell’accoglienza. 

Un esempio di quanto sia importante una voce anche se minoritaria, viene da un contributo ad un post di Esadi Esat, montefanese di origine macedone, da anni in Germania, dove lavora e vive con la sua famiglia. Sul tema dell’accoglienza e dei profughi, dice: 

“Quando l‘arroganza urla , l‘intelligenza tace. 

Un grazie profondo a padre Alberto dall‘altra parte dell‘Europa per non aver risposto a certi commenti di un certo livello intellettuale. 

Chiaro é che non si può ospitare tutta l‘Africa in Italia , ma é altrettanto chiaro che non sono colpevoli i profughi per le proprie insoddisfazioni personali. 

C‘é una bella differenza tra profugo , immigrato e clandestino, per chi non conosce bene l‘italiano mi permetto di suggerirgli ( da immigrato stesso ) di andare e leggere una volta tanto un dizionario e capire la differenza.

Guardate io vivo adesso nel nord Europa , dove ci sono molti più profughi e molti più immigrati rispetto che in Italia e si tratta solo di organizzazione. Decreto sicurezza quassú fa ridere . Appena entri in Germania e sei profugo o richiedente asilo ti danno dimora e uno stipendio sociale minimo garantito come previsto da trattati internazionali , che l’Italia stessa ha firmato. Poi ci sono persone competenti quassú ( posto ottenuto grazie a un percorso di studi qualificato , e non PER CONOSCENZA/ spinta ) che certificano se questi richiedenti possono avere lo stato di profugo e o asilo , o meno , in poco tempo .

In Italia si buttano tutti per strada , rifugiati politici , profughi e quant‘ altro confondendoli con i clandestini. Poi c‘é astio , odio , paura ecc ecc . Ricordatevi ognuno ha ciò che si merita . Lasciar morire delle persone in mare non vi aiuterà di certo ad elevare il vostro stato sociale , tantomeno aumenterà il vostro stipendio se cominciate a tirarvela e fare i fascisti/razzisti .

In ultimo ciò che mi fa incazzare é che siete il popolo con più alto tasso di immigrazione nel 900 e adesso un paese europeo e G7 e di fondi di sicuro non vi mancano , e nonostante ciò avete problemi con gli „altri“ . Prendete esempio dalla Turchia , un paese molto più povero dell‘Italia ma che ospita milioni di profughi di guerra da Iraq , Siria , Afghanistan , Iran , Birmania ecc ecc. Guardate i profughi siriani in Albania … non voglio aggiungere altro . In Albania persone muoiono di fame per carenze di denaro ma mai e poi mai si lasciano persone morire in mare o per strada . Non é piú questione di credo religioso o politico ma come ha detto padre Alberto si tratta di cattiveria.

Che dio vi benedica e mostri la retta via.”

    

Ci è sempre piaciuto “Eretico”, ora lo rinneghiamo?

A proposito del post di Alberto Maggi, sui 47 poveri Cristi che galleggiano davanti alle coste della Sicilia. Grande riprovazione per i toni usati da Alberto.

Invece di apprezzarne il gusto per una sana e ironica vena polemica, utile alla discussione, ci si è fermati sui toni ed intinti del l’affermazione di un libero cittadino.

La musicalità di Alberto, non è stata voluta cogliere, presi come siamo dal giustificare ognuno la nostra posizione irremovibile in partenza.

Scopo dichiarato di Alberto, era sollevare una questione drammatica, che rischia, se non adeguatamente rimarcata, di cambiare il carattere di un popolo.

La superficialità del Ministro Salvini, con la quale si libera di un problema, fenomeno che nei tempi, sarà la misura della civiltà di un popolo e di una nazione, indigna chi ne vede la falsità ideologica con cui l’affronta. La prevaricazione e l’esternazione vantata da “Divinità”, con quell’io, ogni volta posto davanti ad affermazioni piuttosto semplicistiche, espone il Ministro ed i silenzi proni che ha attorno, come bestemmia per la civiltà.

La civiltà non è innata nella mente umana, ma frutto del tempo, della ragione e del diritto. Secoli fa, nessun carcere c’era per chi uccideva un uomo al suo servizio; e nessuna riprovazione della comunità, aveva chi maltrattava gli animali. Anche la religione non parla più di spada e castighi divni. Quindi un processo che si è stratificato nel tempo, formando usi e costumi dei popoli civili.

Alberto Maggi è un libero cittadino, prima di tutto, al quale la sua veste talare non toglie e non obbliga nulla come uomo, se non il rispetto per le donne e gli uomini di qualsiasi religione, colore e provenienza. Soltanto chi non ha mai letto i suoi libri o ascoltato in chiesa, si meraviglia di un comportamento schietto, sincero e colorato. Il lavoro che sta facendo con i Vangeli, apprezzato poi da tutti, non è forse in buona sostanza, una ricerca dell’essenza del sentimento degli uomini?

Dove sta, ora, la sua indecenza di cristiano, forse nel non cercare i toni giusti, per far affermare il messaggio profondo dei Vangeli?

Riserviamo le nostre migliori energie per comprendere il fenomeno e cercare una via di civiltà che rispetti le donne e gli uomini migranti.

Concediamo ad Alberto quel fare “Eretico” che ci è sempre piaciuto e per il quale buona parte dei montefanesi, l’hanno sempre difeso, conoscendone la sua sincerità morale e teologica. Direi di più di uomo onesto con i bisogni degli altri uomini. PmS

Non interessa a chi amministrerà Montefano?

Faccio seguito all’articolo pubblicato su questo stesso blog, venerdì scorso, Tolto il giovedì di prelievo e ritiro referti al CSA (distretto) ASUR di Montefano. Sono indignato, argomento la riduzione ad un solo giorno settimanale dello sportello ASUR per prelievi e ritiro referti, in quanto, da alcuni giorni arrivano sollecitazioni, una certa dose di preoccupazione, dalla più disparata componente sociale del paese. Premetto, inoltre, che la maggiore discussione sull’argomento, non si è svolta sul blog del Caffè, ma nel profilo di Fb di una giovane donna.

A questo punto, dopo i disagi che si cominciano a percepire e concretizzare nella loro portata, sono molti gli aspetti dei servizi territoriali che coinvolgono, c’è da rimarcare l’assoluta indifferenza pubblica delle forze politiche, ( a parte Anna Benocci, ex consigliere comunale) che pure hanno avuto un ruolo nella questione, della Municipalità e in quanti a diverso titolo, potrebbero intervenire nella discussione di liberi cittadini che è seguita alla pubblicazione dell’articolo del Caffè e del post su Fb.

Come sembra oramai acquisita l’impossibilità tecnica di ritornare ai due giorni di apertura dello sportello ASUR di Montefano, la discussione che c’è stata, potrebbe diventare, una volta ampliata e arricchita di contenuti, spunto e base per i programmi amministrativi del prossimo Governo del Comune. Ma i segnali che arrivano dalle forze già operanti e dai gruppi che si stanno costituendo, sono di assoluto silenzio pubblico. Almeno non ho letti interventi o post che siano stati pubblicati da qualcuno diverso da liberi cittadini con la seria preoccupazione che qualsiasi cittadino con senso civico dovrebbe avere.

Probabilmente,ci saranno anche delle ragioni legittime alla soppressione del giovedì di prelievo e ritiro referti allo sportello ASUR di Montefano. Sarebbe bene conoscerle, anzi, sarebbe stato utile e, ben prima che si fosse trovata la porta serrata, averle sapute e discusse con senso civico e moderazione.

Un rispetto dovuto e una presa coscienza di responsabilità, anche dicendo alla cittadinanza, che quello ottenuto era il massimo che si potesse avere. Comunque resta ed è imprescindibile non eludere la volontà di una parte della cittadinanza di aiutare chi si farà forza diligente nella garanzia dei servizi territoriali, sanitari e non, in termini di efficienza ed economicità. Economicità, non vuol dire, eludere i bisogni dei cittadini. Piuttosto diminuirne il disagio, soprattutto delle fasce più deboli. PMS

Tolto il giovedì di prelievo e ritiro referti al CSA (distretto) ASUR di Montefano. Sono indignato

La notizia, arrivata senza che se ne facesse annunci, appartiene a quella categoria che poco indigna la popolazione più giovane abituata alla mobilità; quindi senza il rilievo necessario.

Insomma a corte parole e a brutto muso, la porta serrata il giovedì al CSA (Distretto) ASUR di Montefano, avverte per chi non l’avesse saputo, che, dai due giorni di prelievo e analisi (Lunedì e Giovedì), rimane a disposizione della popolazione montefanese, soltanto il Lunedì. Questa serrata, fa seguito alla notizia messa sul Web nei mesi scorsi, nella quale si paventava la soppressione del solo sportello amministrativo del giovedì pomeriggio. Ora invece dai fatti ne dagli atti della Direzione ASUR, non solo le due ore di apertura pomeridiana con la presenza di un impiegato amministrativo che garantiva il ritiro dei referti di analisi e la prenotazioni di altri esami, è stata soppressa, ma l’intero giorno di apertura. Ne risulta, l’impossibilità di effettuare analisi o prenotarle il giovedì.

E’ chiaro, che il provvedimento va a scapito della popolazione più anziana del paese e del territorio circostante di Montefiore, alle quali risulta difficoltoso spostarsi per effettuare il prelievo e ritirarne il referto.  Guarda caso, si colpisce quella parte di popolazione che meno di altre nuove generazione, riesce a far sentire la propria voce. Inoltre, è anche quella che soffre maggiormente per i servizi che si dicono  erogati ugualmente (ritiro referti) con digitalizzazione on line.

Ci si chiede, se sia questo l’accordo messo in tutte le forme sui giornali e sul web, qualche mese fa (dopo il primo annuncio di chiusura del CSA (Distretto) di Montefano, fatto circolare apposta per arrivare al fine di togliere un giorno all’utenza montefanse)? Tutte le forze politiche, non solo locali, perfino provinciali, Amministrazione Prefettizia Municipale e Direttore Generale ASUR Area Vasta 3, hanno voluta la paternità dell’accordo che ne scongiurava la chiusura (lasciando allo scuro la popolazione dei punti dell’accordo), facendosi empi del risultato ottenuto. Bel risultato ha partorito la concertazione fra tutti gli attori della vicenda, a scapito delle fasce più deboli della popolazione.

Montefano aveva già dato in termini di erogazione di servizi sanitari sul proprio territorio; aveva già fatti i suoi sacrifici; ma ora la soppressione dell’intero giorno del giovedì per prelievi e ritiro referti, mette ad ulteriore dura prova la sua pazienza civile.

Non ci si indigna più civilmente in questo paese di Montefano. Ogni diritto civile vine calpestato nell’indifferenza. Troppo lontani negli ultimi anni si è stati dai bisogni reali della popolazione. abbagliati da altri obiettivo, le fasce deboli sono state abbandonate a se stesse. Nessuna parte politica, ha avuto la sensibilità di entrare nelle reali problematica sociali. Non è la soluzione il passaggio di da Civitanova a Macerata: la questione e nella distribuzione omogenea dei servizi sanitari e sociali erogati sul territorio.

Gli accordi  fatti per darsi pubblicità sui giornali, non portano nulla di buono. Ognuno deve prendere la sua parte di responsabilità in questo accordo sbilanciato, che toglie ai cittadini di Montefano un servizio dovuto, che la scarsa sensibilità degli addetti ai lavori, non non ha messo sul tavolo. C’era da far credere che nulla sarebbe cambiato, per togliere a chi non sa protestare.

Bisogna riappropriarsi della buona politica e della buona programmazione sul territorio; e indignarsi con civiltà, chiedendo del perché si è penalizzato Montefano.

Pier Marino Simonetti 

Linda Maggiori pone un problema interessante per Montefano

L’intervento del Caffè è a titolo personale del suo autore. Forse è incompleto, ma è giusto che si risponda ad un civile quesito.

L’articolo di Linda Maggiori, di cui si riporta l’indirizzo dove reperirlo, https://www.facebook.com/linda.maggiori/posts/10219008760793671, pone un problema molto interessante per Montefano. Come ricorda poi la stessa Linda, più volte da lei sottoposto all’attenzione della cittadinanza, e mai discusso con la giusta determinazione, da molti decenni.

La struttura urbana del paese è quella che tutti conosciamo. Un lungo e stretto crinale antropizzato, con versanti abbastanza scoscesi ai lati. Sono forse queste le pendenze che determinano una scarsa propensione dei montefanesi a parcheggiare le auto negli spazi a ridosso ma ad un livello più basso del centro storico.

Per quanto riguarda una certa attenzione ai percorso pedonali, qualche cosa per la verità è stato fatto in anni recenti. Per esempio proprio nell’asse viario da Montefiore a Montefano e verso il popoloso quartiere delle “Case Popolari” ed oltre gli impianti sportivi, una serie di marciapiedi, collegati, seppure con brevi soluzioni di continuità, consentono allungando un po’ il percorso di camminare in sicurezza, nel tratto del territorio montefanase. Fu pensata, infatti, così e successivamente ampliata la sua lunghezza con le nuove scuole elementari, la riqualificazione di Via Costanzi. A questa, si aggiunga il miglioramento che fu dato alla rampa di collegamento fra la Via e le vecchie scuole elementari (ancora in funzione al tempo). Entrambi, occorrevano, allungando però la percorrenza, per dissuadere i pedoni dal transito sulla strada provinciale, tra Via Matteotti e Via IV Novembre; molto pericoloso come si evidenzia dalle foto dell’articolo di Linda.

Detto questo, il problema sollevato anche da altri commenti è reale in quanto a cattive abitudine di alcuni cittadini riguardo il parcheggio sui marciapiedi ed in ogni altro posto, dove possibile sostare. D’altra parte l’esigua presenza di negozi nel centro, scoraggia l’azione di diritto e regola, che potrebbe fare la Municipalità, sanzionando i trasgressori della segnaletica.

E’ vero che, comunque, la riqualificazione del centro storico di Montefano e del suo territorio (giuste le sofferenze ricordate riguardo ad alcune strutture e luoghi d’aggregazione, lette nei commenti dei montefansi), deve passare attraverso una consapevolezza e conoscenza del problema traffico, sosta e diritto dei pedoni, dopo la quale, occorre un’azione concertata, discussa e condivisa nei rispettivi ruoli, da Municipalità, commercianti, operatori che potrebbero investire sul paese e cittadini. esigenze diverse, non sempre facili da conciliare, su cui avviare un programma di Buon Governo di Montefano.

Ogni bisogno ha il suo titolo nella cittadinanza; sta poi alle sensibilità delle figure interessate alla discussione e risoluzione, trovarne una sintesi nel’interesse generale.

Sarebbe sbagliato pensare ad una problematica, quella sollevata dall’articolo di Linda Maggiori, non all’ordine del giorno e neanche prioritaria. Può passare da qui, se affrontato con buon senso e attenzione, un progetto di riqualificazione del paese. PMS 

La raccolta differenziata non paga?

Leggendo i dati che il quotidiano online “ilcittadinodirecanati.it” ha diffusi sulla raccolta differenzio nei diversi Comuni, solo Montecassiano si conferma “Virtuoso”, mentre Appignano, Montelupone e Montefano registrano un’ulteriore flessione rispetto ai dati non confortanti degli anni precedenti. “Montefano si legge dalla breve, ma chiara, nota di stampa, dal 2016 (77,97%) al 2017 (76,23%) la raccolta differenziata montefanese aveva registrato un sensibile calo che si conferma anche con i dati dei primi mesi del 2018: 74,88.

Poco sopra quel 73,62% della provincia di Macerata nel suo complesso.Mese migliore del 2018, Luglio: 79,44%. Il peggiore con 70,94% settembre”.

Ora, probabilmente questo non è un tema che farà prendere molti voti, parlandone e centrando la questione, magari, in un programma elettorale per il Buon Governo di Montefano prossimo venturo. Pero è importante fare una riflessione su questi dati, che testimoniano, come calando l’attenzione sul tema ecologico dei rifiuto solidi urbani e di tutte le altre realtà produttive del paese, il processo virtuoso che ha portato Montefano in passato ben sopra le media provinciale -leggere i dati su ilcittadinodirecanati.it– l raccolta differenziata, va in sordina. E ci vorrà tempo per risalire sulla china dei livelli virtuosi.

Quando ancora non era un obbligo per i Comuni, Montefano, attorno ai primi anni duemila, decise di avviarsi sulla strada “virtuosa” di incentivare la raccolta differenziata urbana e periferica. In particolare l’Assessore Renato Accattoli, soprintese agli accordi con il COSMARI e con meticolosa passione, organizzò l’avvio di quel processo che ben resto collocò Montefano ai primi posti provinciali. In quegli stessi anni, anche con una certa difficoltà, si decise di realizzare la prima isola ecologica, convogliando sul progetto risorse comunali importanti, alle quali si aggiunsero poi finanziamenti da enti diversi. Sulla scelta, di utilizzare fondi propri del Comune per l’isola ecologica, fu contrastata ed in un primo tempo, considerata anche inutile. “Meglio – dicevano alcuni- impegnare le risorse per progetti di altre infrastrutture. Ma quella scelta, si dimostrò negli anni, anche poi per la produzione del lavoro da parte dell’Assessore Carlo Maceratini, in una vero fiore all’occhiello del nostro comune. Se ne apprezzava la realizzazione, le dimensioni e l’organizzazione. Per quest’ultima, era necessario, come avveniva quotidianamente, il monitoraggio del conferimenti e la cura sul territorio comunale della raccolta. I risultati andarono ben oltre le attese ed i benefici si protrassero negli anni seguenti anche per l’impegno degli Assessori delle Giunte, seguite a quelle di mia competenza.

Ma i dati che si leggono, non sono più confortanti. Negli ultimi anni, probabilmente, l’attenzione sulle problematiche della raccolta differenziata sono venute meno, per dare spazio ad altre, forse, di maggiore di impatto sul consenso e sull’immediato. Se non si investe in cultura, i processi virtuosi vengono meno. Ci vuole impegno affinché il fenomeno naturale del calo dell’attenzione, che già dai primi anni duemila,gli esperti ci guardavano bene dal prendere in considerazione, sia veloce a prendere il posto del primo entusiasmo per l’esperienza ecologica di raccolta differenziata. 

Investire spendendo in cultura, ogni tipo di cultura, come quella della conoscenza dei vantaggi generali e collettivi della raccolta differenziata, costa prima denari, ma negli anni, ripaga se lo sguardo è stato rivolto al futuro. PMS