Il trespolo stradale di tre settimane

Un’amico montefanese, ha chiesto al Caffè di parlare del problema viario, che da quasi tre settimane, intralcia il traffico in un punto del paese, senza che ci siano segni di soluzione o intervento delle Amministrazioni Pubbliche competenti sulle due strade in aderenza per alcuni metri, sul quale insiste questo impiccio.
Da tre settimane, infatti, campeggia un recinto squadrato da paletti e segnali, costruito sul posto, nella posizione in cui Via Marconi si innesta sulla strada Provinciale. Sulla sollecitazione di un cittadino, la segnalazione è stata posta in essere dagli operai comunali, appena si sono resi conto che il buco sul manto stradale era l’apertura superficiale di una voragine nel sottosuolo (al momento non se ne conosce le dimensioni). Probabilmente, per perdite della rete fognaria, i liquami e le acque reflue, fuoriuscite dal condotto, con il tempo hanno drenato via il riempimento della sezione di interramento. Evidenziato in tempi rapidi il problema della voragine, però, si lamentano molto cittadini, passate circa tre settimane, il baldacchino è ancora lì senza che nessuno abbia provveduto ad un intervento risolutivo.

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Ultimamente è passato anche un tecnico dell’ANAS, dice un testimone, che ha visto la sostituzione; come prima il Comune di Montefano. Ma il trespolo non è stato rimosso. Assomiglia a quei trespoli fissi nel mezzo degli incroci stradali di città, dall’alto dei quali i vigili urbani, dirigevano il traffico degli autoveicoli. In effetti da tre settimane, sia di giorno sia di notte, il trespolo, suo malgrado, è questo che fa maldestramente, però. Obbliga gli automobilisti che scendono da Via Marconi a rasentare la schiera di case sulla destra ed impedisce una visuale completa sulla strada provinciale.
Gli educati cittadini montefanesi, chiedono che si faccia qualcosa: una volta chiarita l’entità e la causa della voragine, siano fatti quanto prima gli interventi di messa in sicurezza e ripristino della superficie stradale.
Nessuno vuole che siano eseguiti lavori in fretta e senza le dovute indagini – l’esperienza dimostra che una voragine nel terreno non va sottovaluta – ma neppure che ci sia un continuo rimbalzo di competenze, tra Comune e Provincia, per l’esecuzione dell’intervento necessario. PMS

Al Centro Studi Biblici “Il genere di Dio”

Selene Zorzi, teologa, filosofa e docente universitaria, sarà domani mattina alle10 al Centro Studi Biblici di Montefano, per presentare il suo ultimo libro “Il Genere di Dio”. Interessante iniziativa, curata da Padre Alberto Maggi e Padre Ricardo Perez Marquez, che ha il merito – se mai ci fosse ancora bisogno di attestare stima al Centro Biblico – di affrontare un tema molto attuale: il Gender. 

Selene Zorzi, autrice del libro, si occupa da anni della tematica del gender ed è autrice di numerose pubblicazioni che affrontano, sotto vari punti di vista l’argomento che in questi ultimi anni è stato al centro di varie discussioni teologiche, politiche e sociali.

Il Gender è diventato quasi senza preavviso di publica attualità nel nostro Paese, grazie al dibattito sulla legge Cirinnà a proposito delle Unioni Civili. 

Basterebbe il sottolito del libro che verrà presentato domani alla sala conferenze del Centro, per decidere di andarci, ma per quanti non avessero avuto modo di leggerela, l’occasione è davvero imperdibile. 

Nel dibattito sul Genere, la Chiesa e la Teologia si sono trovate spesso, soprattutto nelle approssimazioni del linguaggio mediatico, arroccate su posizioni difensive, qualche volta fino alla sordità e al completo fraintendimento. Mentre nel frattempo la società multiculturale evolve rapidamente, ponendoci, come scrive l’autrice del libro, di fronte a domande che richiedono comunque una risposta. E questa, è la prima parte del libro, con la quale la teologa illustra la questione nei suoi caratteri generali.

Si avrà modo, inoltre, di conoscere anche la parte propriamente teologica del libro di Selene Zorzi, nella quale l’autrice affronta centrali questioni antropologiche, cristologiche (l’essere creato dell’uomo “a immagine e somiglianza” di Dio; la maschilità di Gesù). Ci sono passaggi nel libro “Il Genere di Dio”, scritti attraverso pagine molto intense di analisi dei testi sacri, riguardo le interpretazioni teologiche che vedono nell’uomo maschio il modello privilegiato dell’umanità.

Il libro di Selene Zorzi, nella sua attualità, affronta anche il tema di Genere visto come confronto tra Chiesa Cattolica e mondo moderno. Sarà interessante qui ascoltare l’autrice sulla portata del dialogo aperto da Papa Francesco. 

L’autorevole lavoro del Centro Studi Biblici di Montefano, nella sua lunga attività di ricerca, pubblicazioni, divulgazione dei Testi Sacri, interpretazione dei Vangeli, con la presentazione del libro “Il genere di Dio”, apporta un’altro interessante contributo rivolto alla curiosità della conoscenza. PMS.

 
 

I numeri del terremoto a Montefano

Con la delicatezza del caso e senza fini polemici, grande rispetto per l’operato del Comune di Montefano, del Gruppo di Protezione Civile locale e dei tanti volontari che si sono adoperati per il meglio, dall’informazione Istituzionale, un rapido e sintetico punto sul terremoto. Dopo l’emergenza affrontata tempestivamente e con abnegazione da Comune e Protezione Civile, (nelle ore del terremoto è stata affrontata la questione Casa di Riposo e sistemazione degli sfollati) la gestione del post terremoto è sempre molto complicata ed i lega riva per tutti. Infatti ad oggi, anche sfogliando l’ultimo numero del periodico Istituzionale “Comune di Montefano” di dicembre, mancano i numeri del terremoto per quanto riguarda Montefano. A parte la paura e l’angoscia procurata nella popolazione per la serie di infinite repliche, il terremoto anche a Montefano a creato sfollati. Tutti lo sanno, tutti ne parlano, ma non abbiamo trovato la consistenza del numero di quanti hanno avuto bisogno di abbandonare la propria abitazione, dichiarata inagibile.

Probabilmente i numeri sono a conoscenza delle Istituzioni e della Protezione Civile, le quali operando con attenzione, tra loro e le sedi operative provinciale e regionali, monitorano la situazione. 

Ad oggi le persone sfollate sono 96, ospitate in strutture alberghiere e camping; 26 che invece hanno chiesto l’autonomia sistemazione presso alloggi presi da questi in affitto o avuto a disposizione. Di queste persone, i cui numeri tra soggiorno alberghiero e autonoma sistemazione sono fluttuanti con il passare del tempo, in quanto passano dalla prima alla seconda sistemazione; di queste, si diceva, che l’unico condominio interessato, è quello dell’edificio B delle Case Popolari, con i 16 appartamenti divisi tra le due scale. Mentre il resto delle abitazioni inagibili, riguarda case singole, ubicate sia nel centro storico, in periferia ed in campagna, tutte o quasi costruzioni vecchie. Molte di queste persone appartengono a famiglie extracomunitarie, in maniera minore famiglie italiane. 

Il contributo per l’autonomia sistemazione è così suddiviso: 

400€ per persona singola; 500€ per due persone; 700€ per tre persone; 800€ per quattro persone; 900€ per nuclei familiari con più di cinque persone. È inutile dire che per tutte le abitazioni dichiarate inagibili è stata eseguito un sopralluogo da organismi pubblici che ne hanno certificato lo stato di pericolo.

Per la gestione dei danni minori subiti dalle case, c’è la compilazione della famosa scheda FAST, di cui i cittadini sono stati tempestivamente informati. In un primo tempo sembrava che sarebbero stati gli organismi comunali a doverle le redarre, mentre si va concretizzando un’altra possibilità, da tecnici esterni alla struttura comunale.

Concludiamo questa rapida informazione, rinnovando la fiducia nell’operato del Comune e del Gruppo di Protezione Civile di Montefano, che hanno ben fatto e sono oramai in grado, per esperienza acquisita, di gestire la situazione. PMS

La Mediateca UBU si è persa per una strada diritta?

Il Caffè chiude quest’anno editoriale, povero di articoli, con un appello. Nessuno ce lo ha chiesto di fare per pudore e correttezza, ma il giornale, sente, comunque di farlo. Nulla di eclatante, né di essenziale, tantomeno interessante per la gran parte dei montefanesi, s’immagina.

Sono mesi che con pudore, semplicità, nemmeno tanta insistenza, alcune brave e soprattutto volenterose persone, se non lo dicono apertamente, lo accennano con gli occhi, sono preccuoate del futuro della Mediateca UBU di Montefano. Anzi, la struttura che, se non sbaglio, in quest’anno, avrebbe dovuto ricordare i dieci anni dalla creazione, sta vivendo un periodo senza passato e soprattutto, privo di futuro. Sono circa più di sei mesi del 2016, che la Mediateca, praticamente, non ha più sede operativa ed il patrimonio multimediale costruito nel tempo, sparso per locali o impacchettato. Da quando, per motivo dei lavori di ristrutturazione dello stabile di Via della Vittoria, si sono trasferiti, non hanno di fatto mai più avuta una sede. Infatti, il trasferimento concordato verso un’ala del piano terra delle vecchia scuola elementare, a tutto oggi, non è stato perfezionato dalle parti in causa. L’attuale proprietario dello stabile, ha delle riserve sull’eventuale affitto da concordare con l’Associazione UBU, a seguito delle quali, seppure con un beneplacito, la stessa Ubu, è impedita per stipulare i contratti di forniture elettriche, telefoniche e gas. Sicché a trasferimento avvenuto, la Mediateca si è fermata per strada. I centro metri necessari per traslocare dallo stabile di Via della Vittoria a quello delle vecchie scuole, di fatto si sono rivelati chilometri e chilometri di strade impervie e interminabili.

Le difficoltà di tutti sono molte; il periodo di crisi, c’è; a nessuno si chiedono miracoli. Soltanto per rispetto di questa struttura, che in dieci anni d’attività ha dato molto a Montefano, si chiede, a chi possa darne, maggiore attenzione, e se possibile, di farsi parte diligente, per condurre a destinazione il viaggio di trasferimento della Mediateca UBU, fino a tempi migliori. Per ora, una targa in carta, indica la presenza delle Mediateca, all’interno dei locali delle vecchia scuola elementare, ma pare che l’uscita risulti sempre chiuso. C’è un pericolo che finisca tutto nell’oblio. PMS

… Perché non cedere i giardini da Vòra?

Il Caffè di oggi, vuole proporre ai suoi lettori un’idea balzana per da Vòra. Finora mai espressa dalla redazione di questo giornale con chiunque.

Oramai tutti sanno che da domenica sera 18 settembre, il chiosco dei giardini chiuderà definitivamente la sua attività. A quanto pare non ci sono margini per una riapertura nella prossima primavera. 

Più volte il Caffè si è occupato della questione, facendo notare che per il decoro del luogo, piuttosto che una scelta esclusivamente economica (come quella percorso dal Comune, senza sottovalutando i risultati), sia auspicabile un coinvolgimento Pubblico, da affiancare al privato. Necessario al punto, per adeguare le aspettative dei cittadini e dei turisti, attirati su questo affaccio naturale dall’amenità della veduta. 

Qualora non avvenga, nonostante i continui appelli di tanti cittadini montefanesi, preoccupati della disattenzione con la quale la parte dei giochi e dei vialetti si presenta, il Caffè ha la balzana idea di proporre il passaggio dell’intera area dei giardini pubblici, sotto la tutela e la cura del Convento dei Servi di Maria. Una cessione di scopo, con la quale, i frati si impegnerebbero a consentire l’accesso pubblico a da Vòra, in cambio, da parte loro di usare i giardini per le attività culturali, di cui hanno dimostrato ampiamente di saper ben programmare e gestire, con indubbio vantaggio per la popolazione. Un parco all’altezza degli altri parchi civici di paesi e cittadine.

Un accorpamento al patio ed al cortile del convento sarebbe possibile ed auspicabile, in primo luogo per dare al Centro Studi una più ampia zona di rispetto e spazi per la meditazione, oltre che arricchire le numerose attività estive; in secondo, per avere in questo modo i giardini in ordine, adatti ad accogliere lo svago della gente nei modi che crede. Via Sant’Antonio che ora passa tra il muro dei Servi ed i Giardini, non verrebbe chiusa, in quanto da un accorpamento di da Vòra al  cortile del Convento, si potrebbe liberare uno spazio a valle, dove far scorrere la via: inizierebbe a livello delle chiesa di Sant’Antonio, con una curva a destra, passare parallela a livello dell’attuale recinzione della scarpata; e riportarsi sul vecchio percorso con una svolta a sinistra, in corrispondenza della fine del rettilineo. Per la vista del panorama, i giardini così posti potrebbero essere rialzati di livello, avendo così sull’orizzonte, una lunga terrazza, tale da consentire perfino la veduta oltre le punte delle chiome dei cipressi e dei lecci.   L’attuale chiosco potrebbe rimanere autonomo e servire ugualmente i fruitori dei giardini pubblici. 

Una soluzione così balzana, avrebbe il merito, qualora lo avesse, di riportare da Vòra, al centro della cultura montefanese. PMS


Le stesse emozioni da un luogo 

Da due giovani ventenni di Montefano, si apprende con piacere che anche per la loro generazione, lontana quasi un anno luce dai fasti e dalla chimere dei giardini pubblici, da Vòra è un luogo incantevole. ”Straordinario per panorama, dilettevole per passarci il tempo libero…”, hanno detto, “tanto da avercelo pulito da soli anche più di una volta”. Da loro, noi di una certa generazione ci saremmo aspettati altri riferimenti per lo svago, invece questa puntualizzazione su da Vòra, è molto indicativa, non perché due età molto lontane, padri e figli, s’attendano le stesse emozioni da un luogo, bensì per loro preoccupazione sul decoro dei giardini.

Parlando sabato scorso all’ombra dei tigli, io seduto su di una panchina, i due ragazzi sul muretto dell’aiuola di fronte, ci siamo chiesti con diverse parole, cosa diventeranno i giardini, una volta che il chiosco chiuderà per la pausa autunno/inverno. 

La stessa considerazione fatta con i due ventenni, mi è capitato di ripeterla spontaneamente ieri mattina, con un signore molto più anziano di loro, a passeggio con il nipotino per i vialetti impolverati di da Vòra. Ci vorrebbe questo, quell’altro, una manutenzione delle parti in laterizio cadenti, una ghiaitura dei vialetti, rifinitura dei muretti e dei cordoli, potatura delle porzioni arboree della bella scarpata che introduce al panorama. 

Prima dei due giovani e del signore in età, avevo percipito la stessa preoccupazione, in numerose persone che tra luglio io ed agosto, nelle pause della settimana biblica presso il Centro Studi del convento dei Servi, passeggiavano a coppie o si trovavano a discutere dei passi del Vangelo, seduti sulle panchine all’ombra dei tigli, mentre altri camminando ragionavano, con proprio malgrado con le scarpe completamente imbiancate e le sedute assediate dall’incuria. 

Da Vòra deve vivere anche indipendentemente dal bel chiosco che occupa una porzione minima dell’intera area dei giardini. Un polmone d’aria e di emozione; uno spazio verde e di ricreazione; uno luogo civico, questo è da Vòra. Tocca tornare su argomenti già trattati in passato da questo Caffè, ma c’è bisogno di ribadire che da Vòra, quale patrimonio culturale e ambientale di Montefano, deve vivere della cura Istituzionale e Municipale. Anche gli amministratori pubblici avranno voglia di leggersi un giornale od un libro sotto l’ombra dei tigli, oppure farsi una passeggiata tra i vialetti. Molti dei questi amministratori di oggi, hanno passati anni, credo importanti, del loro passato di vardàsci da Vòra, per disinteressarsene. Forse è solo una dimenticanza. Ma attenzione, la semplice dimenticanza per i turisti non esiste:  nel loro vocabolario c’è soltanto, cura o incuria dei luoghi. PMS

 

Montefano: in margine alla viabilità, in fondo, c’è anche la Scuola.

Si è letto con piacere dell’Assemblea indetta per il prossimo giovedì 19, dal  gruppo Consiliare di Minoranza, sul tema della viabilità nel quartiere “Case Popolari” e altre problematiche di Montefano.  

Fra le altre problematiche, suggerirei di portare all’attenzione della cittadinanza di Montefano, la questione Scuole. Di fatto, dopo il dibattito acceso nel periodo della “scelta di Appignano” adottata dal Sindaco Carnevali, la maggiore parte della cittadinanza pensa che le cose e gli assetti scolastici, riguardanti elementari e medie, siano risolti e tutto vada nel migliore dei modi. Sappiamo che a suo tempo la minoranza ha operato per una precisa conoscenza di queste problematiche. 

A giudicare dalle sentite grida e sincere analisi della situazione dei nostri due plessi scolastici, che ogni tanto capita di ascoltare, qualcosa non va.  Operatori scolastici, con esperienza nel mondo della scuola, nelle sue diverse componenti, dicono che occorra una maggiore attenzione per le scuole di Montefano. 

In comune, tra loro, al di là delle esigenze di categoria, emerge una forte preoccupazione per un costante impoverimento delle esperienze passate delle nostre scuole. 

Quindi una buona occasione, l’Assemblea di giovedì prossimo, per discutere, chiedere, informarsi ed ascoltare, se presente l’Amministrazione Comunale, lo stato dell’arte, in riferimento alla Scuola di Montefano. Non ci si aspetta, per paura delle solite intimidazioni, che qualcuno illustri le “lagnanze” sulla scuola, perché magari sarebbe sufficiente maggiore attenzione e sollecitazione da parte di chi ha elogiato l’accorpamento per poi disinteressarmene. Però chiede soltanto lo stato dell’arte sarebbe per una volta istruttivo. PMS

Montefano: Il bastone e la carota, 70 volte 7

Prendendo esempio dalla raccomandazione che mi ha rivolto un amico: “Devi essere breve, così sarai più incisivo, altrimenti…”, cercherò concisione.

Sono passati soltanto sette giorni, ma “settanta volte sette” (cit. vangelica), le conversazioni dei cittadini, che hanno deprecato le esternazioni del Sindaco di Montefano, durante la celebrazione del 25 Aprile. E’ stata una rassegna di delegittimazione veemente, che ha avuti i soliti bersagli che il Sindaco ci ha fatto imparare in questi anni di celebrazioni. In ogni occasione pubblica, laddove ha dovuto dimostrare ai suoi più stretti accoliti, la propria potenza declamatoria, a cui gli stessi si affidano, e incitano a tirarne fuori gli aspetti più cruenti e sanguigni: in ognuna di queste, senza ritegno per i motivi della ricorrenza civile, si è prodigato in attacchi verso i suoi oppositori. Questo gli riesce meglio, quando non ci sono personalità che potrebbero essere critiche, perché allora diventa remissivo e conciliante, come avvenuto l’anno scorso quando ad ascoltarlo aveva un generale dei carabinieri in pensione.

Il passaggio ai temi del 25 Aprile, un particolare, tutto il tempo dedicato a delegittimare avversari politici, partiti, colpevoli, secondo il Sindaco, di fare il proprio mandato di opposizione e controllo del suo operato, secondo gli strumenti che hanno a disposizione e che lui, parsimonioso, concede a questi.

E pensare che la sua sparata contro le Istituzioni Repubblicane uscite dal 25 Aprile, per un effetto plateale, indirizzate contro i partiti (il PD, ma sottintesi tutti),  l’ha fatta, mentre lui stesso, ricopre ruoli all’interno di ennesimo partito. Almeno fino a qualche mese fa, si leggeva, infatti, nei giornali, di un suo importante ruolo all’interno di un partito di Centro Destra: responsabile provinciale per quel partito per le questioni dei Lavori Pubblici.

Usa, quindi, il bastone per i nemici, e la carota per gli amici. Fa parte di un partito, ma lo delegittima in pubblico, quando gli conviene farlo. Presentandosi, poi, in altre occasioni, come membro di un partito.

Uno dei maggiori valori del 25 Aprile, è stato quello aver insegnato agli italiani, di scegliere tra la democrazia e la dittatura: Democrazia, che da potere alla maggioranza di decidere, ma rispetta la minoranza e le garantisce strumenti e spazio. Ben altra cosa, da quanto ascoltato dal Sindaco di Montefano, lunedì 25 Aprile 2016. Volendo umiliare, secondomusi barbari, gli avversari, ha umiliato tutti i cittadini montefanesi, ed irritato, tra i suoi sostenitori, quelli meno accoliti.  PMS

Le mura siano riempite di polenta

13015415_10206275497025663_7279169278968707450_nLettera aperta

Chiedo scusa per l’intrusione in un territorio che non è il mio, ma al quale sono legato da sincera amicizia e vicinanza. Scrivo di getto, seduto al tavolino di un Caffè.
La sincera proposta che leggo nell’articolo del Carlino di oggi, domenica 17 aprile, della quale si fa promotore l’Assessore del Comune di Recanati, Taddei, mi sembra quanto mai liquidatoria del problema sollevato dagli abitanti della bella Montefiore.

Il recupero strutturale e funzionale di Beni Storici Comuni, così importanti, quale è sicuramente il Castello di Montefiore, non può essere messo sulle spalle di una sagra. È compito primo della Municipalità farsene carico, come avviene ed è avvenuto per altri Beni Storico- Architettonici. Naturalmente, nessuno nega le difficoltà economiche del momento: ma usare due misure, sembra fuorviante. Tanto più, individuare come fonte principale di finanziamento, se ho ben capito, per il doveroso e oramai improrogabile intervento, quanto oneroso, sul Castello di Montefiore (in abbandono ed in rovina sia strutturale che visiva) i proventi della Sagra della Polenta.
La Municipalità, di cui immagino l’Assessore è portavoce in questo caso, avrebbe fatto meglio a dire di proporsi come parte diligente e coinvolgere privati nel recupero del Castello, piuttosto che invitare i “volontari della polenta” a rimboccarsi ulteriormente le maniche, su per le braccia, e fino agli avambracci.
In un giorno di referendum – mi perdoni l’Assessore, che non conosco, scusandomi anticipatamente se avessi equivocato qualcosa del suo intervento – una proposta del genere sembra poco rispettosa della civile e paziente protesta dei cittadini recanatesi di Montefiore. I quali, si aspetterebbero, invece, se interpreto per l’affinità e la sensibilità civile e paesaggistica che mi lega a loro, di venire maggiormente coinvolti nelle decisione e scelte, che pur una Municipalità deve fare, quando ci sono da programmare interventi con finanziamenti pubblici e/o privati, rivolti ai Beni Storico Architettonici. Due sarebbero i vantaggi: non far sentire una Comunità, che dimostra senso civico, esclusa; maggiore partecipazione alla ricerca delle risorse economiche e finanziere da impiegare nel recupero del Castello e della igiene urbana della centro abitato.
Mi chiedo, inoltre, quanto in termini turistici, paghi il recupero funzionale e architettonico del Castello di Montefiore, rispetto ad altri Beni dello stessa natura? Valutazione, in tempi di magra, molto interessante da condividere con il territorio circostante. PMS

Montefano: l’eco di una civile indignazione

Passato quasi un anno, si pensa che l’eco di certi provvedimenti amministrativi della Municipalità di Montefano, abbia perso della sua iniziale vivacità. Si pensi a quanto avvenne attorno al periodo di Pasqua dello scorso anno, quando fu introdotto il famoso divieto di transito ai non residenti di Via Don Minzoni e Via Imbrecciata e di tutto il popoloso ed esteso quartiere con baricentro sulla Fornace; riservato in particolare ai non residenti a Montefano ed a quanti non abbiano motivo economico e ricreativo di percorrere  la strada che scende alla Monocchia. Al divieto di transito, è stato aggiunto come tutti sanno, il divieto di svolta a destra all’altezza del bivio Via IV Novembre/ Don Minzoni.Non sono volutamente più preciso per non appesantire l’articolo, sapendo che tutti i lettori sono a conoscenza della nuova viabilità del quartiere.

Non si discute in questo articolo dei motivi, dei vizi e dei meriti del provvedimento Municipale, adottato un anno fa, quanto della sua eco da allora. Infatti, mi è capitato proprio stamattina di conversare con un signore dell’argomento. Pensavo, sinceramente, che oramai fosse stato per così dire digerito dalla popolazione, visto il tempo passato dal fervore con il quale ci si era in molti impegnati a farlo cambiare, senza che di fatto succedesse qualcosa. Invece come dicevo stamattina, ho avuta per intero la percezione di una diffusa, quanto civile indignazione, che quel provvedimento ha prodotto in alcune aziende, decisamente danneggiate dal divieto di transito. Parlando è emerso un risultato curioso, reso tale dall’obbligatorio comportamento delle autorità delegate al controllo del rispetto dei divieti (transito e svolta a destra in capo a via Don Minzoni), vale a dire, una palese intromissione nella privacy delle persone, fermate per un controllo dagli operatori della sicurezza stradale. Gli operatori devono chiedere ai fermati, dove siano diretti e che cosa facciano in quel quartiere. Un comportamento obbligato dal provvedimento che devono far rispettare, ma che crea un’anomalia tutta montefanese. Qui non si tratta di una Via di cento metri, bensì di un quartiere molto grande, e per di più disegnato attorno ad un asse viario che benché comunale. collega due territori di Comuni diversi e sul quale asse viario ci sono attività economiche cresciute negli anni. Per di più il divieto di transito posto dal Municipio di Montecassino, aggiunge confusione agli automobilisti ed alle attività commerciali di Montefano; Montecassino non ne ha alcuna sulla strada.

Fino al grido civile di dissenso e rassegnazione, ma fino ad un certo punto, che ho visto stamattina e alcuni giorni, fa in un altro imprenditore agricolo del territorio, pensavo che l’opinione pubblica si fosse addormentata su questo tema cosi pieno d’ardore soltanto mesi fa. Mi sbagliavo. Loro, imprenditori, cittadini e residente, sono quelli che vedono ogni giorno gli squilibri che il provvedimento in questione produce e produrrà. Nel sentirli parlarne, si scopre l’ironia dei montefanesi, già a tutti nota, ma anche un diversità che sta modificando il carattere dei giovai imprenditori, che non sono più disposti a rassegnarsi, tanto più, a situazioni che pensavano, la modernità ed il libero scambio di persone e merci tra Stati e territori, avesse cancellato.

Vedo in questa indignazione civile, una sorta di riproposizione storico economica dei conflitti fra classe produttiva e rendita (in questo caso politica) che ha segnato i secoli scorsi in Europa, nelle parte produttiva di Montefano, che cerca di affrancarsi dalle gabelle che ne limitano l’attività. PMS